Amare se stessi

Amarci guarisce e ci fa felici.Ed é il miglior regalo che possiamo offrire agli altri...!!!

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Ci sono molte persone che sono eccessivamente critiche con se stesse. Quasi mai sono conformi con i risultati del loro lavoro, con la qualitá delle loro relazioni, con la loro vita in generale…

Amare il critico che prtiamo dentro...

Sono perfezionisti. Ma non per il fatto di avere un onesto impegno con le cose fatte bene, ma come strategia per proteggersi dall’autocritica davanti al piú minimo errore commesso.

Inoltre, sono eccessivamente sucettibili alla critica o alla disapprovazione degli altri, nella quale vedono riflesso il loro personale conflitto interiore.

Questa parte autocritica della personalitá é supportata da emozioni che sembrano giustificarla, che la presentano come “ragionevole”: davanti all’errore proprio o altrui, automaticamente sorgono il fastidio o il disgusto e quindi l’opinione sfavorevole (vale a dire, la critica), sembra logica e naturale.

Quando una persona con queste caratteristiche prende coscienza della sua situazione, se si rende conto che la sua autocritica le provoca solo dolore senza in realtá aiutarla in nessun aspetto della sua vita, é probabile che dica “Bene, dovrei smettere di essere cosí autocritico” o “Dovrei iniziare a trattarmi con piú considerazione”, che equivale a riprodurre nuovamente lo stesso meccanismo, molto, ma molto sottilmente travestito: osservare il proprio “errore” e rimproverare se stesso per averlo commesso.

Ma allora, cosa fare con questo lato della personalitá con il quale onestamente non andiamo d’accordo, che vogliamo sinceramente abbandonare, se, quando lo individuiamo come inappropriato stiamo agendo da un punto di vista autocritico che nulla risolve? Piú propriamente, cosa fare con il critico che portiamo dentro se a metterlo in discussione o criticarlo in realtá gli stiamo dando il controllo e lo rafforziamo?

La risposta a questa domanda mi é sembrata sconcertante e inaspettata. Non sembra essere la soluzione logica a questo problema. Ma per essere la risposta corretta, certamente é supportata dalla logica.

Vediamo: questa parte critica (o autocritica) della personalitá, che, travestita da sano perfezionismo, provoca solo dolore nel qualificare insufficienti tutti i nostri sforzi e risultati, giá che, “logicamente”, sempre avrebbero potuto essere superiori o maggiori o migliori, questa parte critica é ferita. Si tratta di una parte lesa, triste e arrabbiata, precisamente perché si é formata dalla critica ricevuta dal bambino che siamo stati.

L'amore é l'unico che puó guarirci...

Ed é legittimo e inevitabile che un bambino cosí ferito dagli adulti, si senta sofferente, triste e arrabbiato. Ed é comprensibile che si esprima con il linguaggio e con i codici appresi dalla critica senza amore. E un bambino cosí ferito, che non ricevette il sano stimolo dell’amore e dell’accettazione incondizionati, non merita da parte nostra nuove critiche e maltrattamenti per “correggerlo”, ma piuttosto gli vanno corrisposti (e a suo modo lo reclama) semplicemente accettazione e amore. L’amore é l’unico che puó restituirgli (che puó restituirci) la pace, l’equilibrio e la allegria. L’amore é l’unico che puó guarirci…

E questa conclusione non solo vale dentro di noi. Quando infine comprendiamo questa situazione che ha luogo dentro di noi, quando comprendiamo che l’unica risposta efficace contro la propria critica o la autoaggressione é l’amore verso noi stessi (soprattutto vesro la nostra parte critica), immediatamente apprezziamo la portata universale di questa conclusione. Cominciamo a comprendere qual’é la vera condizione dell’”aggressore”: qualcuno che in realtá castiga se stesso, qualcuno che ha bisogno con urgenza di darsi e di ricevere il suo proprio amore, qualcuno che é incapace di dare amore agli altri e di riceverlo perché ricrea o proietta in loro il suo proprio dramma interiore, e, infine, qualcuno come noi, che ha bisogno solo d’amore per guarire…

Axel Piskulic

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